Myrina, L’insediamento Preistorico

LA POSIZIONE DELL'INSEDIAMENTO

Nell’ovest parte di Lemno, nella capitale dell’isola, Myrina, si trova l’insediamento omonimo, che in epoca preistorica era un importante centro residenziale e si sviluppò accanto a Poliochni, a sud-est di Lemno.

Inizialmente, secondo gli scavatori, sembra che si siano stabiliti i primi abitanti di Myrinapiccola penisola rocciosa, invecchia Stazione Meteorologica, al posto di quella attuale”Club degli ufficiali” con la collina Androniou che costituisce il suo confine settentrionale. Più a sud e lungo la zona costiera sottovento, sulla spiaggia”Acque poco profonde”,è segnato il centro della griglia residenziale, chein prossimità del mare e a diretto contatto con il fertile entroterra, dove oggi è situata la città moderna,risultatoottimo punto di insediamento per i residenti.

Nell’ovest di Mirina, il sicuro porto naturale, protetto dai promontori del castello, Petasos e la piccola penisola del “Club degli Ufficiali” offrivano attracco sicuro per le navi e contribuivano in maniera decisiva all’intensa attività peschereccia e commerciale sviluppata dalla città. La presenza del torrente adiacente, elemento necessario per garantire l’acqua all’insediamento, contribuì in modo decisivo al benessere generale degli abitanti di questa importante città preistorica di Lemno.

LA STORIA DELLA RICERCA

I primi scavi nella Mirina preistorica furono effettuati nel 1986 dall’allora competente 9° Soprintendenza delle Antichità Preistoriche e Classiche, sotto la supervisione della signora Eforo A. Archontidou e portarono alla luce un piccolo campione delle fasi abitative più antiche dell’insediamento. Più in particolare, in questo periodo, i lavori si concentrarono nella zona nord dell’insediamento, sulla penisola dell’odierno “Club Ufficiali”, che presentava resti abitativi precoci databili dal Tardo Neolitico alla Prima Età del Bronzo (3.700 -3.200 Pi.a.C./Periodo Nero e Primo Blu di abitazione a Poliochni). Inoltre sono stati effettuati scavi sulle pendici del colle degli Androni, con testimonianze di abitazioniche risalgono all’età del bronzo antico I/II (3.200-2.500 a.C./periodo blu e verde di abitazione di Poliochni).

Sei anni dopo, nel 2002, l’allora competente 6° Soprintendenza alle Antichità Preistoriche e Classiche inserì il sito in un programma di promozione biennale, nell’ambito del 3° Quadro Comunitario di Sostegno (3° Quadro Comunitario di Sostegno), concentrandosi questa volta su portando alla luce parte del nucleo abitativo della città preistorica, il cui centro si estendeva ai terreni limitrofi che l’Eforato aveva già provveduto a espropriare progressivamente a partire dal 1988. Durante questo periodo furono eseguiti estesi lavori di scavo, consolidamento e restauro, in un area di circa 3.000 mq in prossimità della Spiaggia dei fondali bassi, dove è delimitato anche il basso altopiano centrale della città. Obiettivo finale del lavoro è stato, da un lato, la prosecuzione delle ricerche di scavo e, dall’altro, la messa in luce della parte scavata dell’insediamento preistorico, affinché potesse essere resa accessibile e visitabile al pubblico come appena possibile. In questo contesto si sono formate le aree edificabili necessarie, come l’ediliziadi un edificio in pietra destinato ad ospitare l’avamposto e un’apposita area di servizio pubblico con ricco materiale audiovisivo, sono stati predisposti percorsi di visita, collocate rappresentazioni e cartelli esplicativi dell’area ed è stato diffuso materiale informativo.

Dal 2004, la Mirina preistorica è rimasta aperta al pubblico come sito archeologico visitabile, con decine di attività culturali che si svolgono ogni anno, soprattutto durante i mesi estivi, a cura della competente Soprintendenza alle Antichità.

 

L'INSEDIAMENTO PREISTORICO: BREVE DESCRIZIONE

Secondo i dati di scavo, per circa un millennio e mezzo l’insediamento preistorico di Mirina presenta fasi edilizie sovrapposte, che vanno dal Neolitico Finale alla Tarda Età del Bronzo (dal 3.700 a.C. al 1.200 a.C.). Durante il terzo e il secondo millennio, il grande periodo di massimo splendore della Myrina preistorica è segnato da insediamenti ininterrotti nell’area, databili dalla metà della prima all’inizio della media età del bronzo, corrispondente a Erythra (2.500 – 2.200 a.C.) e Kitrini ( 2.200 – 2.000/1.900 a.C.) periodo di abitazione dei Poliochni preistorici.Durante questo periodo l’insediamento conobbe un periodo di prosperità, coprendo, secondo gli scavatori, un’area di circa 80.000 metri quadrati e mostrando un’organizzazione urbana rudimentale. Le strade centrali e secondarie, talvolta acciottolate, assicuravano il regolare movimento degli abitanti in città, con isole edilizie visibili, all’interno delle quali venivano costruite le case. La presenza di un adeguato sistema di drenaggio tramite condotte in pietra, che aveva lo scopo di drenare l’acqua dalle zone abitate in combinazione con tutto quanto sopra, indicano l’esistenza di un altro grande centro protourbano a Lemno, corrispondente a quello di Poliochni.

Le occupazioni principali degli abitanti erano l’agricoltura, l’allevamento e la pesca, ma si dedicavano anche ad altre attività, come l’ingegneria domestica e l’artigianato, la lavorazione della lana, la tessitura, la lavorazione della pietra, la ceramica e la lavorazione del rame.

Intorno al 2.100 a.C nella zona si verificò un grande terremoto distruttivo che fu la ragione del quasi totale abbandono di Poliochni. Lo stesso sembra essere avvenuto nell’insediamento di Mirina, che all’inizio del periodo calcico medio presentava un’immagine di decadenza e abbandono. Nel sito già abbandonato di Mirina, un’attività rudimentale che arriva fino al 1.200 a.C. attestano i pochi resti rinvenuti nel sito.

A Lemno, Poliochni e Myrina sono due importanti insediamenti preistorici, che operavano contemporaneamente nella zona e furono abbandonati quasi contemporaneamente, mentre un altro insediamento, Koukonissi, stava vivendo un periodo di prosperità sia sull’isola che nella più ampia area dell’Egeo.

 

LE CASE DELL'INSEDIAMENTO

Le case di Myrina erano per lo più costruite in pietra, con una muratura elaborata, fatta di ciottoli e pietre sedimentarie, che abbondavano nel paesaggio roccioso del lago. Hanno portato con sé un legante di terracalcite, quarzo e inclusioni vulcaniche, insieme alla presenza di frammenti di conchiglie e ceramica. Le macine di pietra, in quanto materiale da costruzione di secondo utilizzo, venivano periodicamente individuate nelle murature degli edifici, cheper la loro forma piatta sembrano aver facilitato la costruzione di superfici orizzontali.

Le case dell’insediamento subirono nel corso degli anni ripetuti interventi edilizi e furono costruite prevalentemente nella tipologia “palazzina”, come si osserva anche in altri insediamenti della prima età del Bronzo nell’Egeo nordorientale e anche in Asia Minore.Si tratta di edifici grandi, allungati, con due o più ambienti, che comunicavano tra loro con aperture e un cortile. La maggior parte degli ingressi erano orientati ad est, soprattutto per ragioni di protezione dai forti venti che infestavano la zona, mentre i pavimenti erano in terra battuta negli spazi interni e in acciottolato negli esterni.

Nel periodo 2002-2004, nell’area scavata della Mirina preistorica, dove oggi si trova il sito archeologico visitabile, sono venuti alla luce nove complessi residenziali della tipologia “palazzina”, che sono stati censiti dagli scavatori di Da A a T. Le prime costruzioni residenziali con aggiunte successive appartengono a tutte le case, ad eccezione della casa A, che risale alla fase costruttiva tarda della Mirina preistorica, senza interventi costruttivi e aggiunte successive.

LE SCOPERTE

Preziosi strumenti interpretativi per comprendere lo stile di vita delle popolazioni che vissero nella Mirina preistorica ininterrottamente dal Bronzo Antico alla Media Età sono stati il ​​gran numero di oggetti in argilla, pietra, metallo e osso individuati e raccolti durante il periodo dei lavori di scavo nello spazio. .

  1. Oggetti in argilla

“depas amphikipellon”

Uno dei vasi più conosciuti di Mirina, ritrovato sia nell’insediamento preistorico di Poliochni che a Koukonisi, è il cosiddetto “depas amphicypellon”. Il nome del vaso “depas” deriva dalla radice proto-indoeuropea dheup- che significa profondo, cavo e compare per la prima volta nelle fonti scritte dell’Iliade di Omero, nell’VIII secolo a.C. Viene descritto come un vaso lussuoso con una duplice funzione, a volte come coppa utilitaria per bere vino e talvolta come vaso rituale per fare libagioni:

 

Estratto 1:

πὰρ δὲ δέπας περικαλλές, ὃ οἴκοθεν ἦγ᾽ ὁ γεραιός,

χρυσείοις ἥλοισι πεπαρμένον· οὔατα δ᾽ αὐτοῦ

τέσσαρ᾽ ἔσαν, δοιαὶ δὲ πελειάδες ἀμφὶς ἕκαστον

χρύσειαι νεμέθοντο, δύω δ᾽ ὑπὸ πυθμένες ἦσαν.

ἄλλος μὲν μογέων ἀποκινήσασκε τραπέζης

πλεῖον ἐόν, Νέστωρ δ᾽ ὁ γέρων ἀμογητὶ ἄειρεν.

(Omero, Iliade, L, 632-637)

 

“la coppa oraria scola, il vecchio che ‘ammucchia’ Pilo porta,

era piumata di chiodi d’oro e quattro la cingevano

le orecchie in ciascun orecchio dexozerva d’oro erano al pascolo

due colombe e sotto di lei due colombe doppie.

Era piena di av, un altro difficilmente riusciva a spostarla,

ma il vecchio Nestore se lo portava continuamente alle labbra»

(trad. N. Kazantzakis e I. Th. Kakridis)

 

Estratto 2:

«ἔνθα δέ οἱ δέπας ἔσκε τετυγμένον, οὐδέ τις ἄλλος

οὔτ᾽ ἀνδρῶν πίνεσκεν ἀπ᾽ αὐτοῦ αἴθοπα οἶνον,

οὔτέ τεῳ σπένδεσκε θεῶν, ὅτε μὴ Διὶ πατρί.

τό ῥα τότ᾽ ἐκ χηλοῖο λαβὼν ἐκάθηρε θεείῳ

πρῶτον, ἔπειτα δ᾽ ἔνιψ᾽ ὕδατος καλῇσι ῥοῇσι,»

(Omero, Iliade, P, 225-229)

 

“Con questa era conservata una tazza artigianale

L’uomo non ha mai bevuto vino nero fiammeggiante, e nemmeno

ad un altro dio offrì libagioni, solo a Zeus padre.

Poi lo tirò fuori di tasca, lo condì con zolfo,

con acqua corrente tiepida e poi risciacquarlo”

(trad. N. Kazantzakis e I. Th. Kakridis)

 

Nel II-III secolo d.C Athenaios, nella sua opera Deipnosophistes (XI, 387), menziona il “depas amphicypellon” come una coppa anficurva, mentre molto più tardi, nel XIX secolo, l’archeologo tedescoHeinrichSchliemann (1822-1890) prese a prestito questo termine per descrivere le tazze con corpo cilindrico allungato e due anse verticali ricurve o a forma di cuore, che collocò a Troia IIc (II a.C. 2500-2200 a.C.) credendo erroneamente di indagare sulla tarda periodo di Troia, a cui Omero fa riferimento nelle sue opere.

Il “depas amphikipellon” lo ènave emblematica per la cultura dell’Egeoe presenta varie varianti. Risale alla fine del periodo protogesso (2200-2050 a.C.), indicando reti di contatti che coprivano l’intera area dell’Egeo, i Balcani, l’Anatolia centrale e sudorientale, nonché la Siria settentrionale.

A Mirina questo tipo di vaso appare per la prima volta, come a Poliochni durante il periodo Giallo (2.200 – 2.000/1.900a.C.), molto più tardi di Troia ed è classificato in due categorie principali: alla prima appartengono i vasi più elaborati, con pareti sottili, levigati e patinati, mentre alla seconda quelli più durevoli e pesanti, adatti all’uso quotidiano.

Per quanto riguarda il ruolo utilitaristico del vaso, l’impossibilità di fissarlo in posizione verticale solleva preoccupazioni, mentre rimane ancora aperta la questione se si tratti di un vaso di uso quotidiano o di un vaso di probabile natura rituale.

Vasi coroidali

La tipologia del vaso di terracotta era particolarmente diffusa a partire dal III millennio a.C. ed era ancora ampiamente utilizzato fino alla media età del bronzo,insieme a una moltitudine di altre navi utilitarie che servivano alle necessità quotidiane degli abitanti. Il bollitore era un utensile da cucina basilare nella Mirina preistorica ed è presentato in varie varianti,treppiede o no, con maniglie verticali o orizzontali, ecc. Sin altri casi la nave funzionava comefonte di calore e luce,come focolare portatile o come focolare posizionato sul pavimento interno. Tipico esempio sono i due vasi tripodi rinvenuti in situ nell’insediamento, con all’interno l’uno una fiasca e l’altro una coppa, per facilitare la distribuzione del materiale contenuto.

Volani

Un gran numero di volani sono stati trovati nella Mirina preistorica. Questi sono accessoristrumenti di tessitura e si trovano in molte varianti e dimensioni: sferici,conico o anficonico, con decorazione incisa ecc., attestantel’occupazione principale dei membri dell’insediamento era la tessitura.

UNvolani simili si trovano anche a Poliochni e risalgono al periodo abitativo Giallo (Età del Bronzo Antico III/Età del Bronzo Medio, 2.200 – 2.000/1.900 a.C.).

Figurine

Le figurine fittili di Myrina, anche se poche in numero, sono di particolare interesse per l’organizzazione sociale e urbana che riflettono. Tra tutti spiccano due piccole figurine antropomorfe, una delle quali indica il genere femminile con processi mastoidei.

Francobolli

I due sigilli d’argilla rinvenuti nel sito sono tra i reperti più importanti dell’insediamento. Si tratta di un oggetto cilindrico con due fori alle estremità strette e disegni a spirale e sigillo piano-convesso, che reca sulla superficie di chiusura due figure umane stilizzate.

  1. Oggetti in pietra

Nell’insediamento preistorico di Myrina, il numero di oggetti in pietra è particolarmente ampio e comprende principalmentemicroutensili di selce e residui di utensili come scaglie, nuclei e scaglie, ma anche abbondantismerigliatrici, comemacine e grattugie. Inoltre, la raccolta di utensili, come mazze, strumenti a percussione, mole, picconi, martelli, scalpelli, scalpelli e mazze, nonché un insieme di bobine di pietra, pesi, ancore, testimoniavano l’occupazione degli abitanti con compiti domestici e attività di pesca, nell’ambito della copertura delle loro necessità quotidiane.

Le abbondanti rocce vulcaniche dell’isola determinano in gran parte la materia primapercostruzione dei reperti lapidei, avvenuta probabilmente all’interno dell’insediamento da parte degli abitanti della zona.

Di particolare interesse è il ritrovamento di una matrice lapideaper la fabbricazione di utensili in rame.

  1. Oggetti metallici

Poiché l’isola di Lemno non aveva giacimenti minerari, gli oggetti metallici a Mirina, come a Poliochni, venivano importati o fabbricati in loco, purché l’approvvigionamento della materia prima fosse assicurato e riguardavano principalmente utensili, armi e gioielli.Nell’insediamento predominano gli oggetti in rame, che comprendono soprattutto utensili in metallo, come pale, spatole, lame triangolari, coltelli, manuali a forma di foglia, forchette in rame, ecc., mentre sono stati rinvenuti oggetti in argento.anelli e una fibula in argento con testa conica, dello stesso tipo di quelle di Troia, Poliochni e Koukonisio. Pochi sono i gioielli raccolti dai lavori di scavo nell’insediamento, la maggior parteargento e rame.

  1. Oggetti in osso

Gli strumenti in osso di Mirina provengono principalmente dalle ossa di animali domestici. Comprendono principalmente lesini, spatole, smerigliatrici, aghi, pesi e forchette. Nella stessa categoria rientrano anche le lische di pesce e le conchiglie perforate, come i periapta.

REGIME DI TUTELA GIURIDICA

ΥΑ ΥΠΠΟ/ΑΡΧ/Α1/Φ43/60973/3093/22-12-1992 ΦΕΚ 25/Β/27-1-1993

Caratterizzazione dei siti Kaspaka, Avlona, ​​Petasos, Thanos, Androniou, Plateos e Myrina a Limnos come siti archeologici.

 

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